Liturgia Silvestrini - Santi del giorno
Liturgia della settimana, preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire di Bassano Romano (VT)
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[2026-10-18] San Luca
Evangelista. BIOGRAFIA: Luca, autore del terzo Vangelo e degli Atti degli Apostoli, propone una visione teologica della storia. Con l'avvento di Gesù, del quale Luca sottolinea la misericordia, si compie l'attesa del popolo giudaico: Cristo è il Messia atteso, gloria di Israele e luce delle genti (cf. Lc 2, 32); l'universalità della salvezza e la predilezione di Cristo per i poveri e i peccatori portano a compimento le Scritture (cf. Lc 4, 16-21). Negli Atti, dopo la Pasqua in Gerusalemme, Luca racconta la Pentecoste e dunque l'inizio del tempo della Chiesa: lo Spirito conduce i testimoni di Gesù «a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra» (At 1, 8). A partire dal secolo III san Luca è stato ritenuto unanimemente «il caro medico» di Col 4, 14, compagno di Paolo e suo collaboratore fino all'ultimo (cf. 2 Tm 4, 11; Fm 24). MARTIROLOGIO: Festa di san Luca, Evangelista, che, secondo la tradizione, nato ad Antiochia da famiglia pagana e medico di professione, si convertì alla fede in Cristo. Divenuto compagno carissimo di san Paolo Apostolo, sistemò con cura nel Vangelo tutte le opere e gli insegnamenti di Gesù, divenendo scriba della mansuetudine di Cristo, e narrò negli Atti degli Apostoli gli inizi della vita della Chiesa fino al primo soggiorno di Paolo a Roma. DAGLI SCRITTI: Dalle «Omelie sui vangeli» di san Gregorio Magno, papa Il Signore segue i suoi predicatori Il nostro Signore e Salvatore, fratelli carissimi, ci ammonisce ora con la parola, ora con i fatti. A dire il vero, anche le sue azioni hanno valore di comando, perché mentre silenziosamente compie qualcosa ci fa conoscere quello che dobbiamo fare. Ecco che egli manda a due a due i discepoli a predicare, perché sono due i precetti della carità: l'amore di Dio, cioé, e l'amore del prossimo. Il Signore manda i discepoli a due a due a predicare per indicarci tacitamente che non deve assolutamente assumersi il compito di predicare chi non ha la carità verso gli altri. Giustamente poi é detto che «li inviò avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi» (Lc 10, 1). Il Signore infatti segue i suoi predicatori, perché la predicazione giunge prima, e solo allora il Signore viene ad abitare nella nostra anima, quando lo hanno preceduto le parole dell'annunzio, attraverso le quali la verità é accolta nella mente. Per questo dice Isaia ai medesimi predicatori: «Preparate la via al Signore, appianate nella steppa la strada per il nostro Dio» (Is 40, 3). E il salmista dice loro: «Spianate la strada a chi sale sul tramonto» (Sal 67, 5 volg.). Il Signore salì «sul tramonto» che fu la sua morte. Effettivamente il Signore salì «sul tramonto» in quanto la sua morte gli servì come alto piedistallo per manifestare maggiormente la sua gloria mediante la risurrezione. Salì «sul tramonto» perché risorgendo calpestò la morte che aveva affrontato. Noi dunque spianiamo la strada a colui che sale «sul tramonto» quando predichiamo alle vostre menti la sua gloria; perché, venendo poi egli stesso, le illumini con la presenza del suo amore. Ascoltiamo quello che dice nell'inviare i predicatori: «La messe é molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe, perché mandi operai per la sua messe» (Mt 9, 37-38). Per una grande messe gli operai sono pochi. Di questa scarsità non possiamo parlare senza profonda tristezza, poiché vi sono persone che ascolterebbero la buona parola, ma mancano i predicatori. Ecco, il mondo é pieno di sacerdoti, e tuttavia si trova assai di rado chi lavora nella messe del Signore. Ci siamo assunti l'ufficio sacerdotale, ma non compiamo le opere che l'ufficio comporta. Perciò riflettete attentamente, fratelli carissimi, sulla parola del Signore: «Pregate il padrone della messe, perché mandi operai per la sua messe». Pregate voi per noi, perché siamo in grado di operare per voi come si conviene; perché la lingua non resti inattiva dall'esortare, e il nostro silenzio non condanni, presso il giusto giudice, noi, che abbiamo assunto l'ufficio di predicatori. -
[2026-10-19] San Santi Giovanni de Brébeuf e Isacco Jogues
presbiteri, e compagni, martiri. BIOGRAFIA: Giovanni (Condé-sur-Vire, Francia, 15 marzo 1594 - Midland, Canada, 16 marzo 1649), missionario gesuita tra gli Uroni, nell'attuale Canada, fu ucciso in un assalto alla missione da parte di altre tribù nemiche. Pochi mesi più tardi lo seguì nel martirio il suo compagno nella missione Isacco Jogues (Orléans, Francia, 10 gennaio 1607 - Auriesville, USA, 18 ottobre 1649); con loro si ricordano altri sei martiri gesuiti. Condivisero con mitezza evangelica la vita di quelle popolazioni, fino al dono totale di sé. MARTIROLOGIO: Memoria dei santi martiri canadesi Giovanni de Brébeuf, Isacco Jogues, presbiteri, e compagni, della Società di Gesù, nello stesso giorno nel quale San Giovanni de la Lande, religioso, venne assassinato dai pagani nel luogo chiamato Ossernenon, allora in territorio canadese, laddove in verità, pochi anni prima, anche San Renato Goupil aveva conseguito la palma del martirio. In questo giorno si venera anche la memoria dei loro confratelli santi Gabriele Lalemant, Antonio Daniel, Carlo Garnier e Natale Chabanel, che nella diocesi del Canada, in giorni diversi, dopo aver speso molta fatica nella missione evangelizzatrice presso gli Uroni, morirono martiri per annunciare Cristo al popolo di quelle terre. -
[2026-10-19] San Paolo della Croce
Sacerdote. BIOGRAFIA: Nacque ad Ovada (Alessandria) nel 1694; da giovane aiutò il padre nel suo commercio. Aspirando alla vita di perfezione, abbandonò ogni cosa e cominciò a servire i poveri e i malati e a radunare attorno a sè dei compagni. Ordinato sacerdote, si adoperò sempre di più per la salvezza delle anime esercitando intensa attività apostolica e macerandosi con rigide penitenze. Fondò la Congregazione dei Chierici scalzi della Santissima Croce e Passione di Nostro Signore Gesù Cristo (Passionisti). Morì a Roma il 18 ottobre del 1775. MARTIROLOGIO: San Paolo della Croce, sacerdote, che fin dalla giovinezza rifulse per spirito di penitenza e zelo e, mosso da singolare carità verso Cristo crocifisso contemplato nel volto dei poveri e dei malati, istituì la Congregazione dei Chierici regolari della Croce e della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo. Il suo anniversario di morte, avvenuta a Roma, ricorre il giorno precedente a questo. DAGLI SCRITTI: Dalle «Lettere» di san Paolo della Croce, sacerdote Predichiamo Cristo crocifisso E' cosa nobile e santa meditare sulla passione di Cristo; questo é il modo di arrivare alla santa unione con Dio. In questa santissima scuola s'impara la vera sapienza: qui l'hanno imparata i santi. Quando poi la croce del nostro dolce Gesù avrà poste più profonde radici nel vostro cuore, canterete: Soffrire, non morire; oppure: Soffrire o morire; oppure ancora meglio: Non soffrire e non morire, ma solamente trasformarsi totalmente secondo la volontà divina. L'amre é virtù unitiva e fa proprie le pene dell'amato Bene. Un tal fuoco, che penetra fin nelle midolla delle ossa, trasforma l'amante nell'amato e unsce in modo così sublime l'amore col dolore, il dolore coll'amore, da formare un insieme di amore e di dolore tanto unito che non si distingue né l'amore dal dolore, né il dolore dall'amore. L'anima amante gioisce nel suo dolore e fa festa nel suo doloroso amore. Siate dunque fedeli nell'esercizio delle virtù e massime nell'imitare il dolce Gesù paziente, perché questo é il gran culmine del puro amore. Fate che non solamente nell'interno, ma anche nell'esterno si veda da tutti che portate l'immagine di Gesù Crocifisso, tutto dolce, mansueto, paziente. Chi infatti si mantiene interiormente unito con il Figliuolo del Dio vivo, ne porta l'immagine anche al di fuori, con un continuo esercizio d'eroica virtù e massime d'un patire virtuoso, che non si lamenta né di dentro né di fuori. Statevene così tutti nascosti in Gesù Crocifisso, senza desiderare altro che d'essere tutti trasformati per amore in ciò che egli vuole in tutto, in tutto. Così, divenuti veri innamorati del Crocifisso, celebrerete ogni momento la festa della croce nel tempio interiore, in un silenzioso penare senza appoggio a creatura alcuna. E poiché le feste si celebrano con allegrezza, così la festa della croce dei devoti del Crocifisso si fa penando e tacendo con volto ilare e sereno, perché tal festa sia più segreta alle creature e scoperta solamente al sommo Bene. In questa festa si fa sempre solenne banchetto, perché ci si nutre della divina volontà, ad esempio del nostro Amore Crocifisso. -
[2026-10-22] San Giovanni Paolo II
Papa. BIOGRAFIA: All'anagrafe Carlo Giuseppe Wojtyla nacque nel 1920 a Wadowice in Polonia. Ordinato sacerdote e compiuti gli studi di teologia a Roma, al ritorno in patria ricoprì vari incarichi pastorali e universitari. Nominato Vescovo ausiliare di Cracovia, di cui nel 1964 divenne Arcivescovo, prese parte al Concilio Ecumenico Vaticano II. Divenuto papa il 16 ottobre 1978 con il nome di Giovanni Paolo II, si contraddistinse per la straordinaria sollecitudine apostolica, in particolare per le famiglie, i giovani e i malati, che lo spinse a compiere innumerevoli visite pastorali in tutto il mondo; i frutti più significativi lasciati in eredità alla Chiesa, tra molti altri, sono il suo ricchissimo Magistero e la promulgazione del Catechismo della Chiesa Cattolica e dei Codici di Diritto Canonico per la Chiesa latina e le Chiese Orientali. Morì piamente a Roma il 2 aprile 2005, alla vigilia della II domenica di Pasqua o della divina misericordia. DAGLI SCRITTI: Dall'Omelia per l'inizio del pontificato del beato Giovanni Paolo II, papa Non abbiate paura! Aprite le porte a Cristo! Pietro è venuto a Roma! Cosa lo ha guidato e condotto a questa Urbe, cuore dell'Impero Romano, se non l'obbedienza all'ispirazione ricevuta dal Signore? Forse questo pescatore di Galilea non avrebbe voluto venire fin qui. Forse avrebbe preferito restare là, sulle rive del lago di Genesareth, con la sua barca, con le sue reti. Ma, guidato dal Signore, obbediente alla sua ispirazione, è giunto qui! Secondo un'antica tradizione, durante la persecuzione di Nerone, Pietro voleva abbandonare Roma. Ma il Signore è intervenuto: gli è andato incontro. Pietro si rivolse a lui chiedendo: «Quo vadis, Domine?» (Dove vai, Signore?). E il Signore gli rispose subito: «Vado a Roma per essere crocifisso per la seconda volta». Pietro tornò a Roma ed è rimasto qui fino alla sua crocifissione. Il nostro tempo ci invita, ci spinge, ci obbliga a guardare il Signore e ad immergerci in una umile e devota meditazione del mistero della suprema potestà dello stesso Cristo. Colui che è nato dalla Vergine Maria, il Figlio del falegname - come si riteneva -, il Figlio del Dio vivente, come ha confessato Pietro, è venuto per fare di tutti noi «un regno di sacerdoti». Il Concilio Vaticano II ci ha ricordato il mistero di questa potestà e il fatto che la missione di Cristo - Sacerdote, Profeta-Maestro, Re - continua nella Chiesa. Tutti, tutto il Popolo di Dio è partecipe di questa triplice missione. E forse in passato si deponeva sul capo del Papa il triregno, quella triplice corona, per esprimere, attraversotale simbolo, che tutto l'ordine gerarchico della Chiesa di Cristo, tutta la sua «sacra potestà» in essa esercitata non è altro che il servizio, servizio che ha per scopo una sola cosa: che tutto il Popolo di Dio sia partecipe di questa triplice missione di Cristo e rimanga sempre sotto la potestà del Signore, la quale trae le sue origini non dalle potenze di questo mondo, ma dal Padre celeste e dal mistero della Croce e della Risurrezione. La potestà assoluta e pure dolce e soave del Signore risponde a tutto il profondo dell'uomo, alle sue più elevate aspirazioni di intelletto, di volontà, di cuore. Essa non parla con un linguaggio di forza, ma si esprime nella carità e nella verità. Il nuovo Successore di Pietro nella Sede di Roma eleva oggi una fervente, umile, fiduciosa preghiera: «O Cristo! Fa' che io possa diventare ed essere servitore della tua unica potestà! Servitore della tua dolce potestà! Servitore della tua potestà che non conosce il tramonto! Fa' che io possa essere un servo! Anzi, servo dei tuoi servi». Fratelli e Sorelle! Non abbiate paura di accogliere Cristo e di accettare la sua potestà! Aiutate il Papa e tutti quanti vogliono servire Cristo e, con la potestà di Cristo, servire l'uomo e l'umanità intera! Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa «cosa è dentro l'uomo». Solo lui lo sa! Oggi così spesso l'uomo non sa cosa si porta dentro, nel profondo del suo animo, del suo cuore. Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra. È invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione. Permettete, quindi - vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia - permettete a Cristo di parlare all'uomo. Solo lui ha parole di vita, sì! di vita eterna. Responsorio Breve 1 Ts 2, 4. 3 R. Non abbiate paura: il Redentore dell'uomo ha rivelato il potere della croce e ha dato per noi la vita! * Aprite, spalancate le porte a Cristo. V. Siamo chiamati nella Chiesa a partecipare alla sua potestà. R. Aprite, spalancate le porte a Cristo -
[2026-10-23] San Giovanni da Capestrano
Sacerdote. BIOGRAFIA: Tre momenti caratterizzano la vita di questo Santo per molti versi eccezionale: fu prima un brillante avvocato. Originario del Danubbio, ma nato nei pressi de' L'Aquila agli inizi del 1400, lo ritroviamo studente a Perugia e subito dopo la laurea in giurisprudenza, viene chiamato alla corte di Napoli. Le continue guerre lo inducono a prendere le armi mentre è giudice e governatore di Perugia, Giovanni viene fatto prigioniero dai Malatesta. La conversione in prigione è il secondo momento significativo della vita del nostro Santo. Sceglie definitivamente di seguire Cristo mentre è prossimo al matrimonio. Entra in Convento e diventa Frate Minore; nel 1429 è Sacerdote; tenta inutilmente di impedire le divisioni nell'Ordine francescano. La predicazione (è il terzo momento della sua vita) che diventa l'attività unica di Giovanni, lo induce a percorrere tutta l'Europa; con zelo instancabile annuncia il Vangelo di Cristo e raccoglie frutti copiosi, si erge come un baluardo contro l'invasione dei Turchi sotto le mura di Belgrado. Muore ricco di meriti e di santità nel 1456. MARTIROLOGIO: San Giovanni da Capestrano, sacerdote dell'Ordine dei Minori, che difese l'osservanza della regola e svolse il suo ministero per quasi tutta l'Europa a sostegno della fede e della morale cattolica. Con il fervore delle sue esortazioni e delle sue preghiere incoraggiò il popolo dei fedeli e si impegnò nella difesa della libertà dei cristiani. Morì presso Ujlak sulla riva del Danubio nel regno di Ungheria. DAGLI SCRITTI: Dal trattato «Lo specchio dei chierici» di san Giovanni da Capestrano, sacerdote. La vita dei buoni ecclesiastici illumina e rasserena Coloro che sono chiamati alla mensa del Signore devono brillare di purezza con l'esemplare condotta di una vita moralmente lodevole, e rimuovere ogni sozzura o immondezza di vizi. Vivano per sé e per gli altri in modo dignitoso, come sale della terra. Splendano per un grande spirito di sapienza e con questo illuminio il mondo. Comprendano dall'altissimo maestro Gesù Cristo quello che egli solennemente proclamò non solo agli apostoli e ai discepoli, ma anche a tutti i sacerdoti e chierici loro successori: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini» (Mt 5, 13). Coloro che fanno parte del clero e danno cattivo esempio per i loro pessimi costumi, per i vizi e i peccati, sono degni di disprezzo e di esser considerati come fango spregevole. Non sono più utili né a sé, né agli altri. Dice infatti san Gregorio: «Se di qualcuno si disprezza la vita, ne segue che non se ne accetta neppure la predicazione». «I presbiteri che esercitano bene la presidenza siano trattati con doppio onore, soprattutto quelli che si affaticano nella predicazione e nell'insegnamento» (1 Tm 5, 17). I sacerdoti degni, infatti, godono di un duplice onore: uno reale l'altro personale, uno temporale l'altro spirituale, uno transitorio l'altro eterno. Abitano sulla terra e sono sottoposti con le creature mortali alla inevitabile limitazione umana, ma in realtà sono concittadini degli angeli, perché sono accetti al Re, quali saggi suoi ministri. Perciò, come il sole sorge sul mondo nei cieli altissimi di Dio, così risplenda la luce del clero davanti agli uomini, perché vedano le sue opere buone e rendano gloria al Padre che é nei cieli (cfr. Mt 5, 16). «Voi siete la luce del mondo» (Mt 5, 14). Come la luce non é fatta per illuminare se stessa, ma diffonde i suoi raggi tutt'intorno e fa risplendere le cose visibili, così la vita santa degli ecclesiastici giusti e onesti illumina e rasserena coloro che li vedono fedeli al loro ideale di santità. Per questo, chi é innalzato al governo degli altri, deve mostrare in se stesso in che modo gli altri si debbano comportare nella casa del Signore.(Parte 1, Venezia 1580, 2).
