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  • AGI - "Ho la coscienza a posto e non intendo mollare ". Giorgia Meloni celebra a Bari il record del suo governo, diventato il più longevo nella storia della Repubblica italiana, e rivendica la stabilità dell’esecutivo davanti alla platea di Fratelli d’Italia nella convinzione che "le pagine più belle sono ancora da scrivere". “Mi regalate un’emozione immensa con questa piazza”, ha detto la premier aprendo il suo intervento alla festa del partito, prima di entrare nel merito dei risultati raggiunti e delle prossime sfide del governo.

    Il presidente del Consiglio rivendica quindi il valore politico della stabilità raggiunta dall’esecutivo, ma senza trasformare il primato di durata in un giudizio automatico sull’operato del governo. “Il governo più stabile non è per forza quello più capace, ma è quello che ha avuto più tempo per essere giudizio, e quel giudizio arriva da voi con questo entusiasmo e quello di milioni di italiani che ci chiedono di non mollare e di andare avanti”.

     

    Nel suo intervento Meloni torna quindi sul tema della stabilità, presentata come uno dei principali risultati politici dell’esecutivo. “A loro dico: mettetevi comodi, la stabilità non è stata un peso, ma uno scudo, grazie alla stabilità abbiamo protetto questa nazione”, afferma rivolgendosi alla sinistra. “In anni così una nazione senza una guida, senza visione, senza coraggio, senza idee chiare avrebbe pagato un prezzo altissimo: non il governo, i cittadini l’avrebbero pagato. La stabilità per l’Italia non è stata un vezzo, la stabilità è stata uno scudo”, aggiunge la premier, ricordando quindi i risultati ottenuti dal governo, dal Pnrr — “abbiamo dato una lezione in Europa” — al piano casa, fino ai dati sull’occupazione e ai salari.

    “Grazie alla stabilità - ha sostenuto - l’Italia ha smesso di essere il caso da sorvegliare in Europa, perché voi lo sapete, c’è stato un lungo tempo in cui la nostra nazione è stata considerata un po’ la malata d’Europa, no? Eravamo quelli che cambiavano governo prima di aver finito qualsiasi cosa. Ogni volta che ci presentavamo a un tavolo internazionale la faccia dei nostri interlocutori tradiva sempre la stessa domanda: e questo mo’ quanto dura?”. Meloni traccia infine una linea politica più netta sul terreno sociale: “Vogliamo essere il governo di chi lavora e di chi si impegna, il governo dei fannulloni e dei privilegiati lo lasciamo agli altri”.

    Sul piano economico, Meloni lega la stabilità del governo alla maggiore fiducia dei mercati e alla riduzione del costo del debito. “Grazie alla stabilità noi abbiamo potuto proteggere questa nazione, abbiamo protetto i risparmi degli italiani quando tanti, diciamoci la verità, speravano nella tempesta finanziaria per mandare a casa questo Governoe invece oggi gli investitori considerano l'Italia una nazione più sicura di altre che un tempo ci davano lezioni”, sottolinea la presidente del Consiglio.

    La premier cita quindi l’andamento dello spread: “Vi ricordate lo spread, questo numero che la sinistra usava sempre contro i governi di centrodestra, bene - ha aggiunto Meloni - quando ci siamo insediati era 233 punti oggi è stabilmente sotto gli ottanta: significa miliardi di interessi risparmiati sul debito, significa soldi che non vanno ai mercati ma rimangono agli italiani”.

    Meloni: "Siamo a posto con la coscienza"

    Meloni insiste quindi sulle difficoltà incontrate dall’esecutivo e sul lavoro ancora da fare. “Siamo a posto con la nostra coscienza, ce la stiamo mettendo tutta. Ci vuole una montagna di coraggio. Non ho mai mollato e non intendo farlo adesso”, afferma la premier, riconoscendo che “su alcune materie la discontinuità che gli italiani chiedevano ancora non si vede come dovrebbe e su altre le risposte non arrivano velocemente o forse non bastano”.

    La presidente del Consiglio rivendica però la volontà politica del governo: “Non pensate mai che a noi manchi la volontà politica o il coraggio. Per carità, sbagliamo come tutti, ma quello che stiamo cercando di fare non è facile: scardinare incrostazioni di potere vecchie di decenni, convincere una Nazione rassegnata che vale la pena tornare a crederci. Non è facile, richiede tempo, pazienza e una montagna di coraggio. Ci sono stati giorni che mi è sembrato di nuotare dentro la colla, però non ho mollato e non intendo farlo adesso. Alla nostra classe dirigente voglio dire: dobbiamo fare di più e meglio”.

    Il consenso più alto e il senso di responsabilità 

    Meloni rivendica anche la tenuta politica della maggioranza e il sostegno raccolto dal governo nel corso della legislatura. “Abbiamo il consenso più alto del primo giorno di governo”, questo risultato “non sarebbe stato possibile senza il contributo di tutti i leader e i parlamentari del centrodestra”. “Non siamo insieme contro qualcuno ma per affermare le nostre idee”, afferma la premier, “abbiamo ancora la lista di quello che dobbiamo fare”.

    La presidente del Consiglio chiarisce però di non considerare l’appuntamento di Bari una semplice celebrazione del primato di durata dell’esecutivo. “Non sono venuta Bari per festeggiare, ho il peso della responsabilità. Sono qui per ripercorrere dov'era la nazione il 22 ottobre del 2022 e dov'è adesso perché in democrazia bisogna rendere conto” delle promesse fatte agli italiani, “la stabilità è la prima grande riforma regalata alla nazione”, sottolinea, “quando l'Italia siede al tavolo la nostra nazione viene presa molto sul serio, può dire di no, indicare la rotta”. E ancora: "Le battaglie che l'Italia perdeva oggi le vince, sono conquiste che vogliamo lanciare agli italiani indipendentemente da chi vincerà le elezioni".

    Il dossier energetico e la Zes

    Nel discorso trova spazio anche il tema dell’energia, con Meloni che rivendica la scelta di riaprire il dossier del nucleare e annuncia l’intenzione di aumentare la produzione nazionale di idrocarburi. “Abbiamo rotto il tabù del nucleare”, spiega, per poi aggiungere: “Intendiamo aumentare la quota di petrolio che si può estrarre nei nostri mari. Non ha senso andare a comprare” il petrolio “in Qatar, se lo possiamo estrarre” per esempio in Basilicata.
     

    La premier passa quindi al tema della competitività delle imprese e della semplificazione amministrativa, indicando nella Zona economica speciale per il Mezzogiorno (Zes) un modello da estendere al resto del Paese. “Non abbiamo protetto le nostre imprese dai dazi Usa per lasciarli in balia della burocrazia italiana. Lo abbiamo dimostrato al Sud con la Zes: oggi un imprenditore non aspetta anni e implora un timbro, ma ha un solo sportello. Vogliamo applicare un meccanismo come questo su tutto il territorio nazionale”. Meloni rivendica poi il cambio di posizione dell’opposizione: “Sono contenta - ha aggiunto - che il Pd prima diceva che era un carrozzone, e ora dice che vuole estendere la Zes, quindi sono contenta perché voteranno con noi...”.

    La questione dell'Ex Ilva

    Nel passaggio dedicato alla Puglia, Meloni affronta anche il dossier dell’ex Ilva, definendolo “la più complessa delle questioni”, anche per la contrapposizione tra chi ne chiede la chiusura e chi punta invece a salvaguardare produzione, occupazione e indotto. “Non possiamo non pensare all'ex Ilva, la più complessa delle questioni, anche perché vede sul territorio tanto chi vorrebbe la sua chiusura, quanto chi vorrebbe salvaguardare la produzione, l'occupazione, il valore dell'indotto”, afferma la premier.

    Meloni richiama poi gli interventi messi in campo dal governo e assicura che il confronto con il territorio proseguirà. “Non devo ricordare, perché - ha aggiunto - è nota a tutti, la situazione che abbiamo trovato, e gli sforzi che abbiamo fatto per garantire la prosecuzione delle attività anche con molte risorse che sono state investite, e quello che continueremo a fare, confrontandoci con le realtà locali, con i sindacati, con le associazioni datoriali. Il nostro obiettivo è tutelare la salute pubblica, ma anche preservare un patrimonio industriale che è importante per la Puglia e per la nazione intera”.

    Sanità, liste d'attesa e natalità

    Sul palco Meloni affronta anche il tema della sanità e delle liste d’attesa, respingendo le accuse rivolte al governo. “Abbiamo lavorato sulla sanità, nonostante le tante bugie che raccontano. Le liste d'attesa sono iniziate con il governo Meloni? No, esistevano 5, 6 anni fa ma nessuno se ne era occupato. La sinistra le ha lasciate a noi. E noi ci siamo chiesti come si potesse fare meglio”, afferma.

    La presidente del Consiglio rivendica in particolare l’introduzione di un sistema di monitoraggio delle prestazioni: “Non esisteva in Italia uno strumento che dicesse quante persone stessero aspettando, e dove. Siamo partiti dal monitoraggio, territorio per territorio, prestazione per prestazione. Tutti quelli che ci fanno la morale a questo non avevano pensato. Su 10 prestazioni 8 sono erogate nei tempi previsti e 2 no: sono troppe, ma almeno ora sappiamo dove intervenire”.

    Meloni affronta poi il tema della natalità e del calo demografico, rivendicando le misure messe in campo dal governo a sostegno delle famiglie. “Non vogliamo rassegnarci all'idea che l'Italia, l'Europa e l'intero Occidente siano impotenti di fronte al declino demografico”, afferma la presidente del Consiglio. La premier cita quindi i congedi parentali: “Prima per stare con tuo figlio dovevi rinunciare al 70% dello stipendio, oggi per tre mesi prendi l'80%”, oltre "al bonus mamme da 60 euro al mese, al contributo di 1.000 euro per ogni nuovo nato e all’esclusione della prima casa dal calcolo dell’Isee fino a 90 mila euro".

    Immigrazione e integrazione

    Sul fronte dell’immigrazione, Meloni rivendica il cambio di orientamento avvenuto a livello europeo. “Ci hanno detto che le nostre posizioni erano impresentabili, fuori dalla civiltà politica europea. Oggi quelle posizioni sono legge europea e quindi sono la civiltà politica europea. Ci hanno chiamato estremisti per anni e poi hanno copiato tutto. Ecco cosa significa contare in Europa, ecco cosa significa far contare la destra”, afferma la presidente del Consiglio.

    Meloni si sofferma poi sul tema dell’integrazione, ribadendo il rispetto per tutte le religioni ma rivendicando l’applicazione delle stesse regole su tutto il territorio nazionale. “Rispettiamo ogni religione ma non esiste che ci sia un pezzo di questa nazione in cui valgono altre regole, strade in cui una ragazza debba chiedere il permesso di studiare, come vestirsi, chi amare: la libertà delle donne non è negoziabile. Non esistono luoghi di culto che si sottraggono ai doveri di trasparenza e controllo e non esiste tolleranza per la propaganda fondamentalista e per chi forma cellule jihadiste”, afferma la presidente del Consiglio. “Non faremo passi indietro”.

    Giustizia e femminicidi

    La premier passa poi al tema della giustizia e del sovraffollamento carcerario, escludendo il ricorso a provvedimenti di clemenza. “Stiamo costruendo nuove carceri perché vogliamo garantire certezza della pena. Non risolveremo mai il sovraffollamento con indulti e amnistie”, sottolinea.

    Meloni dedica poi un passaggio al tema della violenza contro le donne, richiamando l’ultimo caso di femminicidio. “L'orrore che ha strappato ieri la vita a Lorena ci stringe il cuore e ci ricorda che il femminicidio esiste, eccome se esiste. E combatterlo non significa dire che la vita di un uomo vale meno significa riconoscere che nel femminicidio c'è un aggravante, si uccide una donna perché ha osato essere libera e questo nella civiltà europea e cristiana non è previsto”, afferma la presidente del Consiglio. Poi torna ad attaccare l'opposizione: "Sono ottanta anni che la sinistra usa l'antifascismo come arma di distrazione di massa per avere il potere".

    Poi uno sguardo al futuro che suona come un rilancio del suo impegno in politica. "Continuo a credere che le pagine più belle devono essere ancora scritte. Se siamo arrivati fin qui, significa che possiamo ancora andare avanti", ha detto la premier.

    "Il nostro traguardo - ha aggiunto - non è mai stato diventare il governo più longevo della storia della Repubblica, il nostro traguardo è sempre stato molto più ambizioso.

    "Il nostro traguardo è un'Italia nella quale chi ha un'idea possa realizzarle, un'Italia nella quale chi lavora possa permettersi una casa, costruire una famiglia, guardare al futuro con fiducia, un'Italia nella quale nessuno sia costretto ad andarsene per diventare quello che sogna di essere, una nazione nella quale, ovunque si trovi, ogni italiano sia fiero di dire a voce alta da dove viene, un'Italia nella quale chi è partito possa trovare 1000 ragioni per tornare".

    "Il nostro traguardo è un'Italiache non chiede più il permesso a nessuno". Infine: "Lo so che 4 anni non bastano, ma so che non intendo arrendermi e non intendo accontentarmi semplicemente perché questa nazione lo merita e finché io avrò l'onore e la possibilità di farlo continuerò a combattere, a scommettere e a rilanciare anche quando sarà difficile, perché lo sarà".

    La conclusione dell'intervento

    “È un onore per me servire” gli italiani, ha detto Meloni terminando il suo intervento a Bari, alla festa di Fratelli d’Italia per il primato di durata raggiunto dal governo. A chiudere il comizio sono state poi le note di “A mano a mano” di Rino Gaetano.

     

     

     

     

  • AGI - Il governo Meloni è diventato il più longevo della storia della Repubblica e batte il record del Berlusconi IIche raggiunse il traguardo di 1.412 giorni di vita, dall'11 giugno 2001 al 23 aprile 2005.

    Il governo Meloni nasce il 22 ottobre 2022

    Entrato in carica il 22 ottobre 2022, quello attuale è il sessantottesimo esecutivo da quando è nata la Repubblica ed è anche il primo guidato da una donna. Lo scorso 2 maggio, dopo 1.288 giorni, il governo aveva superato il Berlusconi IV che ne durò 1.287, dall'8 maggio 2008 al 16 novembre 2011, aggiudicandosi il secondo posto in classifica. L'esecutivo di centrosinistra più longevo risulta essere quello di Matteo Renzi, al quinto posto, con 1.024 giorni in carica. Meglio di Renzi, ma nella Prima Repubblica, fece Bettino Craxi che con il suo primo governo restò a Palazzo Chigi per ben 1.093 giorni, precisamente dal 4 agosto 1983 al primo agosto 1986. 

    Stabilità e frizioni

    Meloni ha più volte rivendicato, negli ultimi due anni, di aver restituito all'Italia "una stabilità politica rara", fondamentale per i rapporti con i governi degli altri Paesi. Non sono tuttavia mancati alcuni momenti di frizione anche tra gli alleati, a cominciare dallo scontro con Silvio Berlusconi proprio nei giorni in cui si stava formando la squadra dell'esecutivo. A una foto rubata di un appunto del 'Cav' al Senato in cui Meloni era definita "supponente, prepotente, arrogante e offensiva", la leader di FdI rispose senza esitazioni: "Mi pare che tra quegli appunti mancasse un punto e cioè 'non ricattabile'".

    Meloni e Tajani

    Più distesi nel corso della legislatura i rapporti con gli 'azzurri', ora guidati da Antonio Tajani, anche se, per stare a giorni più vicini a noi, a luglio, alla Camera, la bocciatura dell'emendamento sulle preferenze,nell'ambito della riforma elettorale, firmato da FdI, Noi moderati e Udc, ha riacceso la 'competition' nel centrodestra. "Il risultato dice che la sinistra e le opposizioni hanno votato compattamente contro. Ma anche nella maggioranza sono mancati diversi voti, e su questo serve una riflessione", ha commentato Meloni a caldo, sui social, aggiungendo che "ha vinto di nuovo la palude" e parlando di "un'occasione persa per gli italiani".

    Sicurezza e giustizia

    Altro passaggio saliente, la sconfitta al referendum sulla riforma della Giustizia, un campanello di allarme per tutta la coalizione, seguito dallo scossone del passo indietro chiesto alla ministra Daniela Santanché. Sicurezza e contrasto dell'immigrazione illegale sono stati i cavalli di battaglia del governo sin dal suo insediamento. Il primo decreto legge, varato pochi giorni dopo il giuramento, ha interessato i rave party e la disciplina dell'ergastolo ostativo.

    Ddl sicurezza

    Meloni e la sua squadra hanno poi affrontato la questione più specifica della criminalità giovanile, dell'abbandono scolastico e delle periferie con il cosiddetto decreto Caivano,nel settembre 2023. Una risposta mirata al fenomeno delle baby gangè il ddl sicurezza approvato dal Consiglio dei ministri a metà luglio e ora all'esame del Parlamento. I centri in Albaniaper i migranti irregolari sono stati al centro dell'attenzione mediatica e della lotta politica con le opposizioni e Meloni ha più volte difeso questa decisione sottolineando che ora anche l'Europa segue il modello italiano.

    Reddito di cittadinanza e fisco

    Il governo ha inoltre eliminato il reddito di cittadinanza e ridotto la portata del superbonus edilizio.Sul fronte fiscale l'esecutivo ha "messo a terra" la riforma dell'Irpefrendendo strutturale la riduzione delle aliquote d'imposta da quattro a tre, con il taglio della seconda dal 35% al 33%.

    Atlantismo

    Nei rapporti internazionali la linea è rimasta quella dell'atlantismo con la premier che si è personalmente spesa per far sì che l'Italia fosse un "ponte" tra l'Europa e gli Stati Uniti al fine di salvaguardare l'unità dell'Occidente. E da subito Meloni si è schierata con l'Ucraina, mantenendo poi questa linea. La presidente del Consiglio ha avuto un buon rapporto con Joe Biden e anche con l'attuale Presidente Usa, Donald Trump, anche se l'attacco all'Iran da parte di Washington ha cambiato lo scenario.

    Trump ha espresso a più riprese irritazione e delusione lamentando un mancato appoggio di Roma all'operazione militare, in particolare con l'accusa di non aver fornito le basi aeree. Una fotografia dei due leader sorridenti nel corso di una conversazione, scattata al G7 di Evian, sembrava aver messo fine al 'gelo' ma poco dopo Trump riferì che Meloni lo aveva "implorato" per fare quella foto. Anche qui, una reazione netta dalla premier: "Io e l'Italia non imploriamo mai" rispose sui social, garantendo che l'Italia è una "nazione sovrana".

    Braccio di ferro

    È di queste settimane il braccio di ferro con la Spagna, con la decisione di sospendere l'accordo di Schengen per l'arrivo di migliaia di migranti nell'exclave di Ceuta. Quanto invece alla Francia, pur senza una vera e propria convergenza politica tra Meloni e Macron, in particolare sul dossier immigrazione, le relazioni fra Roma e Parigi sono proseguite all'insegna del buon vicinato.

    La premier su X, "avanti con i piedi per terra e uno sguardo al futuro"

    "Oggi il nostro Governo diventa il più longevo in carica nella storia della Repubblica Italiana - comincia così un lungo post su X della premier che questa sera celebrerà a Bari il traguardo dei quattro anni a Palazzo Chigi -. È un fatto che accolgo con gratitudine e un forte senso di responsabilità. Perché la stabilità non è un record da ostentare, ma la condizione che permette a una Nazione di pianificare, decidere, onorare gli impegni e comandare rispetto.

    In questi anni abbiamo lavorato per aumentare l'occupazione, ridurre la disoccupazione, sostenere famiglie e imprese, rafforzare la sicurezza, gestire le finanze pubbliche con serietà e restituire all'Italia peso e credibilità sulla scena internazionale. I risultati ci sono, ma sappiamo benissimo quante cose restano ancora da fare. Questa stabilità non è il valore di una singola persona. È il risultato di una coalizione unita, che ha governato per quattro anni con una visione condivisa e che ha scelto di restare unita non contro qualcuno, ma per realizzare un progetto per l'Italia".

     

     

    "Non credo sia una coincidenza che, da oggi, i tre governi più longevi nella storia repubblicana siano tutti governi di centro-destra - ha osservato Meloni -. La stabilità si costruisce quando un'alleanza condivide valori, obiettivi e una visione della Nazione, non quando l'unico motivo per restare uniti è impedire agli altri di governare. Ma soprattutto, questa stabilità esiste grazie agli italiani che nel 2022 ci hanno dato la loro fiducia. Un trust che non abbiamo mai considerato un assegno in bianco e che non daremo mai per scontato. L'anno prossimo torneremo davanti ai cittadini con ciò che abbiamo fatto, con ciò che resta da fare e con la nostra idea di futuro. E ancora una volta spetterà a loro decidere se meritiamo di continuare questo percorso. Nel frattempo, il lavoro continua.

    E questa sera ci vedremo a Bari, insieme alla grande comunità dei Fratelli d'Italia. Sarà l'occasione per guardarci negli occhi, fare il punto sulla strada percorsa e, soprattutto, parlare di quella che ci aspetta ancora. Avanti, con i piedi a terra e lo sguardo rivolto al futuro", ha concluso la premier.

  • AGI - Da una parte i festeggiamenti per il record di longevità del governo Meloni, dall'altra i dati che parlano di "un'Italia sempre più povera". Su questo iato si concentra la 'contro narrazione' che le opposizioni cercano di opporre a quella della maggioranza.

    Così, se Giorgia Meloni rivendica la stabilità non come "un record da esibire", ma come "condizione che consente a una Nazione di programmare, decidere, mantenere gli impegni e farsi rispettare", i leader del centrosinistra ribattono, quasi in coro: "Meloni festeggia, l'Italia no", come da sintesi di Elly Schlein.

    Centrosinistra, Schlein: "Meloni festeggia, partono i licenziamenti"

    Non solo: la segretaria dem sottolinea come, nel giorno del record dell'esecutivo, siano partite le lettere di licenziamento ai lavoratori Ex Ilva: "Mentre Giorgia Meloni festeggia a Bari, partono 2.500 lettere di licenziamento a Taranto destinate ai lavoratori dell'indotto Ex Ilva, ed Electrolux conferma il suo piano di esuberi e la chiusura dello stabilimento di Cerreto d'Esi. Anziche' perdere tempo ad autocelebrarsi", avverte, "il governo dovrebbe occuparsi delle vertenze che riguardano lavoratrici e lavoratori, famiglie e imprese, e affrontare i nodi che in questi 4 anni non ha saputo risolvere".

    Conte: "Quattro anni di nulla"

    Il leader del M5s, impegnato in un tour nel Mezzogiorno, parla di "quattro anni di nulla, di inerzia" che fanno della longevità dell'esecutivo, "non una nota di merito, ma un'aggravante. Questo passera' alla storia come il governo più longevo, ma che ha aggravato la situazione dell'Italia", aggiunge Conte prima di salire sul palco di Cerisano, in provincia di Cosenza, per parlare di Periferie.

    "Abbiamo crescita zero, siamo il fanalino di coda in Europa, i costi per le famiglie sono altissimi, la pressione fiscale e' aumentata", è la lista dell'ex premier. Insomma, al governo "brindano con lo champagne", ma "gli italiani non brindano affatto".

    Bonelli, numeri su inflazione e povertà

    Stesso leitmotiv seguito da Angelo Bonelli, che sprona il centrosinistra a "salvare gli italiani dalla propaganda di Giorgia Meloni". L'esponente rossoverde ha deciso di 'celebrare' i quattro anni di governo con una conferenza open air davanti Palazzo Chigi, durante la quale ha snocciolato alcuni numeri: "L'inflazione è al 3,3%, l'energia registra aumenti del 17%, 5,7 milioni di persone vivono in poverta' assoluta e circa 5,8 milioni di italiani hanno rinunciato a visite, esami o terapie mediche di cui avevano bisogno".

    Il video di Renzi

    Matteo Renzi affida, invece, a un video sui social il suo commento, condito dalla consueta ironia: "Ammazza ao'! Giorgia Meloni oggi non si tiene, è entusiasta, sprizza gioia da tutti i pori", sottolinea il leader di Italia Viva in tenuta da trekking: "Lei è contenta perché il suo governo è il più longevo della storia repubblicana. Prossimo obiettivo, eguagliare Mussolini. Questo le piacerebbe per tanti motivi, ma pensa che sarà molto, molto, molto difficile", sottolinea con un velo di malizia per, poi, rivolgersi agli italiani: "Stiamo meglio o peggio di quattro anni fa? Guardate il vostro conto in banca, il mutuo, lo stipendio, il carrello della spesa, la bolletta, la benzina. L'Italia sta meglio o peggio di quattro anni fa?".

    Magi: "Nessuna riforma, va tutto peggio"

    Di "un governo inutilmente e dannosamente longevo" parla Riccardo Magi: "Non ha fatto nemmeno una riforma di quelle annunciate, ne' il premierato, ne' la giustizia, né sull'economia, né sul lavoro, né sulle politiche sociali; anzi, da quando c'è il governo Meloni, causa anche le crisi internazionali provocate o foraggiate dal suo amico Trump, va tutto peggio", continua il leader di Più Europa.

    Non solo: la cosa più sorprendente, per Magi, è che "mentre festeggiano la longevità del loro governo, ottenuto con la vecchia legge elettorale, tengono in ostaggio il parlamento per cambiare la legge elettorale accampando la scusa della stabilità. Un cortocircuito totale solo per imbullonarsi alla poltrona di Palazzo Chigi".

    Un punto di vista condiviso dalla leader dem: "L'unica priorità di Meloni è cambiare la legge elettorale per provare a garantirsi la rielezione". L'operato dell'esecutivo? "Quattro anni buttati". Più amaro il commento di Ernesto Maria Ruffini: "Oggi, a ben vedere, i record sono due: quello del governo più longevo della storia repubblicana e quello dell'opposizione piu' lunga allo stesso governo. Forse è arrivato il momento di provare a batterne un terzo: trasformare questa lunga opposizione in una proposta credibile di governo".

  • AGI - Le prospettive di crescita dell’Europa e dell’Italia e l'attualità internazionale: sono i temi che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha affrontato nel messaggio inviato in occasione del Forum organizzato da The European House - Ambrosetti, a Cernobbio.

    "Frangente storico complesso"

    "Il frangente storico che viviamo - ha osservato Mattarella - appare complesso e caratterizzato da una fase di transizione che, mentre dichiara non più attuale l’esistente equilibrio, non sembra impegnata a costruirne uno nuovo, limitandosi - spesso con uno sguardo rivolto a stagioni passate che non ci sono più - a mettere in discussione i valori sui quali le società nazionali hanno costruito il loro presente. Per un verso, si amplia repentinamente il novero delle sfide globali la cui soluzione richiede maggiore cooperazione tra gli Stati – dal cambiamento climatico, alle crisi sanitarie pandemiche, dalla disponibilità di risorse energetiche, alimentari e idriche, all’impatto dell’Intelligenza Artificiale. Per l’altro, si affaccia nuovamente una pretesa predatoria delle risorse esistenti - materiali e immateriali - con una preoccupante tendenza a ripristinare politiche di potenza, con la minaccia, quando non l’uso, della forza, a sostegno di proprie pretese nella soluzione delle controversie internazionali.

    Il concetto di sicurezza di alcuni avverrebbe così a spese di quella di altri, con una visione coercitiva dell’interdipendenza, che riporta a epoche coloniali, facendo retrocedere la storia della civiltà umana. Crescenti pressioni sull’ordine multilaterale - realizzato nel secolo scorso sulla spinta degli orrori della Seconda guerra mondiale - a vantaggio di logiche di corto respiro, archiviano i grandi benefici che questo ha recato in termini di pacificazione, indipendenza, emancipazione economica e sociale di vaste porzioni del mondo".

    Per il Capo dello Stato, "se guardiamo alle prospettive del futuro prossimo e ai segnali che destano maggiore preoccupazione in termini di instabilità o contrapposizione, è opinione largamente diffusa che proprio nel momento in cui la stabilità e l’efficacia di tale ordine si rendono più necessarie, esso oggi appaia minacciato e messo alla prova nelle sue regole e nelle sue prassi. Eppure, è appena il caso di ricordare i costi umani, politici, economici, socialidel disordine, della contrapposizione, della guerra.

    Basterebbe un’analisi di questi per concludere che politiche di potenza e conflitti sono manifestazioni di visione del futuro piuttosto che di autentica progettualità, e che non portano alcun autentico beneficio né ai presunti vincitori né ai soccombenti.

    Salvaguardare un ordine internazionale rispettoso della dignità delle persone e dei popoli sollecita un rapido esame delle necessarie condizioni di riforma e adattamento alla realtà contemporanea, radicalmente diversa dalle condizioni degli anni del secondo dopoguerra, per renderlo più adeguato ed efficace".

    "Ue, esempio di condivisione di sovranità"

    "L’Unione Europea - ha detto Mattarella - costituisce tuttora la manifestazione più eclatante al mondo di condivisione di sovranità, sorretta da valori comuni, capace di assicurare pace, diritti, prosperità diffusi a un gruppo di Stati, adusi per secoli a combattersi l’un l’altro. I suoi successi sono indiscutibili– e per questo, talvolta, invidiati e osteggiati – al pari della sua attrattività, tuttora intensa e vitale. La sua vocazione a proiettare verso l’esterno partenariati basati sul reciproco beneficio, iniziando da quello economico e commerciale, con diversi interlocutori, attraversa una stagione espansiva ed è ben testimoniata dal numero di Accordi di libero scambio recentemente siglati con Stati e associazioni di Stati di ogni continente. Di questo modello di rapporti internazionali cooperativi, alternativo alla logica del più forte o del profitto di rapina come unico parametro, dobbiamo andare orgogliosi: come in tutte le aree strategiche dove l’Unione interviene, è infatti la persona a essere messa al centro.

    Questa scelta di fondo ha fatto sì che l’UE abbia saputo costruire un progetto continentale ambizioso e avanzato, attento alle dimensioni dell’inclusione sociale, della tutela dell’ambiente, coniugate con la crescita economica. L’Unione Europea - ha sottolineato il presidente della Repubblica - lungi dal pensare di rinunciare ai suoi valori, appare più che mai un’impellente necessità per affermare standard di vivibilità per i popoli dell’intero pianeta. Il suo contributo a un ordinamento internazionale equo e condiviso è prezioso e, su questo terreno, l’Europa deve saper giocare assumendo iniziative piuttosto che attestarsi su moduli di mera difesa.

    I necessari e urgenti cambiamenti nel funzionamento delle sue istituzioni, nella composizione, nella tempestività delle decisioni, nelle priorità, sono indispensabili per affermare le volontà espresse dalla sovranità dei popoli che in essa si riuniscono. Le società civili dei vari Paesi, il sistema delle imprese, sanno di avere una responsabilità speciale e un ruolo nel consentire all’Unione di essere rilevante, di avere una propria identità, per continuare a rappresentare un modello virtuoso cui ispirare le relazioni internazionali. L’attuale contesto internazionale non ammette indugi. Occorre un chiaro percorso di azione affinché tornino a prevalere modalità di convivenza pacifica in seno alla Comunità degli Stati in un quadro giuridico e istituzionale condiviso e rispettato. In assenza di questo presupposto, sono messe a dura prova le stesse prospettive di un’economia mondialeprospera e in crescita costante e duratura", ha concluso Mattarella.

     

  • AGI - Circa 300 i provvedimenti approvati (di cui quasi 140 i decreti legge che hanno ottenuto il via libera finale o ancora da licenziare). Molte le fiducie votate: sono oltre 140 quelle poste dal governo tra Camera e Senato, con una frequenza di poco meno di tre al mese (il 90% sono state poste proprio sui decreti). Sono i macro-numeri della XIX legislatura, avviata il 13 ottobre del 2022 e a un soffio dal compiere il quarto compleanno.

    Data che è stata di poco anticipata da un altro compleanno: venerdì 4 settembre, il governo Meloni ha toccato quota 1.413 giorni, aggiudicandosi il record di esecutivo più longevo della storia della Repubblica, dal 1948 a oggi.

    L'attività parlamentare tra decreti e sicurezza

    Numeri che si incrociano con quelli del Parlamento: luogo in cui approdano i disegni di legge, i decreti, i Trattati, dove si svolgono le comunicazioni della premier e dei singoli ministri, le informative. La maggior parte dei provvedimenti all'attenzione di Camera e Senato sono stati di iniziativa governativa, tra decreti e disegni di legge, poche invece le proposte di legge di iniziativa parlamentare e ancor meno quelle che hanno definitivamente visto la luce (soprattutto quelle presentate dalle opposizioni).

    In questi quasi 4 anni di legislatura il Parlamento ha esaminato alcune riforme, altre sono ancora all'esame di uno dei due rami. Giustizia, sicurezza, immigrazione, fisco-economia e guerre sono le tematiche su cui si è maggiormente concentrata l'attività parlamentare, anche alla luce delle varie crisi internazionali e delle loro inevitabili ripercussioni sull'attività legislativa (ad esempio i diversi decreti varati per fronteggiare il caro carburanti e il caro energia).

    Ma è soprattutto il fronte sicurezza ad averla fatta da padrone: tra i primi provvedimenti approvati figurano il decreto Rave e i primi decreti Sicurezza, i decreti Caivano contro le baby gang, il decreto Cutro contro gli scafisti, le norme contro le occupazioni abusive e l'inasprimento di diverse norme nonché la creazione di nuove tipologie di reato (dai blocchi stradali alla "resistenza passiva", alla la legge sulla maternità surrogata come reato universale, per citarne alcuni).

    Lo stato delle riforme istituzionali

    Quanto alle riforme, il loro iter è stato in alcuni casi velocissimo, in altri molto più articolato e, infine, alcune sono destinate a non vedere mai la luce. È il caso del premierato, provvedimento inserito nel programma di governo ma dal percorso travagliato, fino a essere 'congelato' in commissione alla Camera dopo essere stato licenziato dal Senato il 18 giugno del 2024.

    Rapido invece l'iter della riforma sulla separazione delle carriere, poi bocciata dal referendum, svoltosi il 22 e 23 marzo scorsi.

    Tra le riforme figura anche l'Autonomia differenziata. Sulla legge è poi intervenuta la sentenza della Corte costituzionale del 2024 che ha dichiarato la incostituzionalità di alcune disposizioni. In seguito, il governo ha trasmesso, al Senato, un disegno di legge recante una delega per la determinazione dei Livelli essenziali delle prestazioni e, a entrambe le Camere, gli schemi di intese preliminari tra il governo e le Regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto per il trasferimento di funzioni in materia di protezione civile, professioni, previdenza complementare e integrativa, tutela della salute e il coordinamento della finanza pubblica: entrambi i rami, prima della pausa estiva, hanno approvato gli atti di indirizzo relativi agli schemi anzidetti.

    È di questi ultimi mesi la riforma della legge elettorale, approvata in prima lettura alla Camera e ora all'esame del Senato, dove sarà modificata (forse anche con l'inserimento del ballottaggio) per poi tornare a Montecitorio per l'ok definitivo (nelle previsioni della maggioranza prima dell'avvio della sessione di Bilancio).

    Fisco, economia, immigrazione e tutele sociali

    Copioso il carnet di interventi sul Fisco: si va dalla riforma fiscale che introduce una modifica strutturale delle imposte basata sulla semplificazione e la riforma dell'Irpef, con la progressiva riduzione del carico fiscale alle modifiche degli scaglioni di reddito, ridotti da 4 a 3. Poi il taglio del cuneo fiscale (viene reso strutturale il taglio contributivo a favore dei lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi) e la Flat tax estesa per i lavoratori autonomi e le partite Iva. Infine il superamento del Reddito di cittadinanza, sostituito dall'Assegno di Inclusione (AdI) per i nuclei fragili e dal Supporto per la Formazione e il Lavoro (Sfl) per i soggetti occupabili.

    Da annoverare tra i provvedimenti anche il Piano Mattei, una strategia di cooperazione e partenariato energetico e di sviluppo con i Paesi del continente africano e i vari provvedimenti di revisione e attuazione del Pnrr.

    Infine il fronte immigrazione: dai decreti migranti al ddl immigrazione con la stretta sui ricongiungimenti, l'Accordo Italia-Albania e in ultimo il decreto di attuazione del Patto Ue.

    Non sono mancati i provvedimenti approvati in maniera trasversale e unanime dal Parlamento: come la Legge Roccella-Piantedosi che introduce un forte inasprimento delle misure di prevenzione per il contrasto della violenza sulle donne e della violenza domestica e l'introduzione del reato di Femminicidio, approvato in via definitiva il 25 novembre 2025. È invece ancora fermo al Senato, dopo l'ok unanime della Camera, il provvedimento sulla violenza sessuale sul consenso libero e attuale, ma in corso di modifiche a Palazzo Madama, dopo che l'intesa siglata direttamente dalla premier Meloni e dalla leader Pd Schlein ha iniziato a scricchiolare.