Roma è una città che sta mutando
profondamente sia negli aspetti sociali ed
economici, sia nella cultura e nelle
relazioni. La Città Eterna, storicamente
aperta al mondo e “centro” del
cristianesimo, mentre si afferma come
protagonista nel processo di globalizzazione
e di incontro tra culture, allo stesso tempo
vive momenti di chiusura e di smarrimento.
Accanto allo sviluppo economico ed alla
rinnovata “verve” turistica, si assiste a
pericolosi fenomeni di intolleranza e di
paura. Aumenta la distanza dei luoghi
periferici dal centro, si moltiplicano i
casi di solitudine e disagio, si attraversa
sempre più un senso di smarrimento.
Nell’ultimo anno inoltre, gravi episodi di
cronaca hanno scatenato un clima di
insicurezza e di emergenza, a cui
difficilmente la società civile riesce far
fronte.
Una situazione che ha reso ancora più
complessa l’opera di animazione e
testimonianza delle comunità parrocchiali,
chiamate come sempre a rispondere ad
esigenze complesse al fine di promuovere la
carità attraverso l’accoglienza e la presa
in carico dei fratelli disagiati.
“Emergenza sicurezza” è stato il termine
maggiormente utilizzato per descrivere la
situazione, una definizione che racchiude in
sé le paure per il fenomeno migratorio,
degli insediamenti Rom, i problemi della
criminalità e le manifestazioni di
malcostume e degrado. Un’emergenza che deve
coniugarsi con l’altro aspetto, quello dei
diritti negati, della dignità tolta a
uomini, donne e bambini che vivono in
strada, di migliaia di persone in fuga da
guerre e persecuzioni a cui dobbiamo un
aiuto.
La paura è il sintomo di un malessere più
vasto che ci porta a far prevalere la
diffidenza e la chiusura nel rapporto con
l’altro. Un atteggiamento amplificato ancor
di più quando si associa a situazioni di
povertà, tanto da generare conflitti.
“Rubano il nostro lavoro”, “non è giusto
spendere soldi per accogliere gli stranieri,
pensiamo prima ai nostri poveri”, sono le
affermazioni che manifestano tale crisi.
Come comunità ecclesiale – parrocchie,
istituti, movimenti, associazioni e gruppi -
siamo chiamati a dare risposte di speranza
alle numerose istanze di aiuto e sostegno
che ci arrivano e, cosa di enorme
responsabilità, a rappresentare un
riferimento per il resto della comunità.
Oltre all’attività che normalmente svolgiamo
occorre ora una particolare prossimità che
sia segno di condivisione e di solidarietà.
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