Diario
Il Cardinale Urbano Navarrete Cortés è tornato alla casa del Padre
Il 22 novembre 2010 il Cardinale Urbano Navarrete Cortés, all'età di 90 anni, è tornato alla casa del Padre.
Mercoledì 24 novembre 2010, alle ore 11.30 all'Altare della Cattedra della Basilica Vaticana, hanno avuto luogo le Esequie del Signor Cardinale Urbano Navarrete, S.I., Diacono di San Ponziano. La Santa Messa è stata celebrata dal Sig. Cardinale Angelo Sodano, Decano del Collegio Cardinalizio, insieme con gli Em.mi Signori Cardinali. Al termine della Celebrazione Eucaristica, il Santo Padre Benedetto XVI ha rivolto la Sua parola ai presenti ed ha presieduto il rito dell’Ultima Commendatio e della Valedictio.
CAPPELLA PAPALE PER LE ESEQUIE OMELIA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI Basilica Vaticana, Altare della Cattedra “Molti di quelli che dormono nella polvere della terra si risveglieranno” (Dn 12,2). Le parole del profeta Daniele, che abbiamo ascoltato nella prima Lettura, sono una chiara testimonianza biblica della fede nella risurrezione dei morti. La visione profetica si proietta verso il tempo finale: dopo un periodo di grande angoscia, Dio salverà il suo popolo. Tuttavia, la salvezza sarà solo per quanti sono scritti nel “libro della vita”. L’orizzonte descritto da Daniele è quello del popolo dell’Alleanza, che, nella difficoltà, nella prova, nella persecuzione, deve prendere posizione di fronte a Dio: mantenersi fermo nella fede dei padri o rinnegarla. Il profeta annuncia la duplice sorte finale che ne consegue: gli uni si risveglieranno alla “vita eterna”, gli altri all’“infamia eterna”. Viene dunque posta in risalto la giustizia di Dio: essa non permette che quanti hanno donato la vita per Dio la perdano definitivamente. E’ l'insegnamento di Gesù: chi accetta di mettere al primo posto il Regno di Dio, chi sa lasciare casa, padre, madre per esso, chi è disposto a perdere la propria esistenza per questo tesoro prezioso, avrà in eredità la vita eterna (cfr Mt 19,29; Lc 9,24). Signori Cardinali, venerati Fratelli nell'Episcopato e nel Sacerdozio, cari fedeli tutti, nella luce della fede in Cristo, nostra vita e risurrezione, celebriamo oggi le esequie del caro e venerato Cardinale Urbano Navarrete, che lunedì scorso, all'età di novant’anni, ha terminato il suo lungo e fecondo pellegrinaggio terreno. Egli appartiene, così noi amiamo pensare, alla schiera di coloro che spesero senza riserve la loro esistenza per il Regno di Dio, e per questo confidiamo che il suo nome sia ora scritto nel “libro della vita”. “Coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre” (Dn 12,3). Con animo commosso e grato, desidero in questo momento ricordare il compianto Porporato come «maestro di giustizia». Lo studio scrupoloso e l’insegnamento appassionato del diritto canonico hanno rappresentato un elemento centrale della sua vita. Educare specialmente le giovani generazioni alla vera giustizia, quella di Cristo, quella del Vangelo: ecco il ministero che il Cardinale Navarrete ha svolto lungo tutto l'arco della sua vita. A questo egli si è generosamente dedicato, prodigandosi con umile disponibilità, nelle diverse situazioni in cui lo ha posto l'obbedienza e la provvidenza di Dio: dalle aule universitarie, in particolare come esperto di diritto matrimoniale, all’ufficio di decano della Facoltà di diritto canonico della Pontificia Università Gregoriana, all’alta responsabilità di Rettore del medesimo Ateneo. Mi è caro sottolineare, altresì, la sua attenzione a importanti eventi ecclesiali quali il Sinodo diocesano di Roma, il Concilio Vaticano II; come pure il suo competente contributo scientifico alla revisione del Codice di Diritto Canonico e la proficua collaborazione con vari Dicasteri della Curia Romana, in qualità di apprezzato consultore. A proposito della propria vocazione sacerdotale e religiosa, il Cardinale Navarrete, in una recente intervista, aveva detto con semplicità: “Non ho mai dubitato della mia scelta. Mai ho avuto il dubbio che questa non fosse la mia strada, nemmeno nei momenti della contestazione”, nei momenti più difficili. Questa affermazione riassume la fedeltà generosa di questo servitore della Chiesa alla chiamata del Signore, alla volontà di Dio. Con l’equilibrio che lo caratterizzava soleva dire che tre erano i principi fondamentali che lo guidavano nello studio: molto amore al passato, alla tradizione, perché chi nel campo scientifico, e particolarmente ecclesiastico, non ama il passato è come un figlio senza genitori; poi la sensibilità verso i problemi, le esigenze, le sfide del presente, dove Dio ci ha collocati; infine, la capacità di guardare e di aprirsi al futuro senza timore, ma con speranza, quella che viene dalla fede. Una visione profondamente cristiana, che ha guidato il suo impegno per Dio, per la Chiesa, per l’uomo nell’insegnamento e nelle opere. “Dio, ricco di misericordia ... ci ha fatto rivivere con Cristo” (Ef 2,4). Illuminati dalle parole di san Paolo, che abbiamo ascoltato nella seconda Lettura, volgiamo lo sguardo al mistero dell’incarnazione, passione, morte e risurrezione di Cristo, dove riposa l’autentica nostra giustizia, dono della misericordia di Dio. La grazia divina riversata con abbondanza su di noi attraverso il sangue redentore di Cristo crocifisso, ci lava dalle colpe, ci libera dalla morte e ci apre la porta della vita eterna. L’Apostolo ripete con forza: “per grazia siete salvati” (v. 5), per un dono dell’amore sovrabbondante del Padre che ha sacrificato suo Figlio. In Cristo, l’uomo ritrova la via della salvezza, e anche la storia umana riceve il suo punto di riferimento e il suo significato profondo. In questo orizzonte di speranza, noi oggi pensiamo il Cardinale Urbano Navarrete: egli si è addormentato nel Signore al termine di una operosa esistenza, nella quale ha incessantemente professato la fede in questo mistero d'amore, proclamando a tutti con la parola e con la vita: “per grazia siete stati salvati” (Ef 2,5). “Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io” (Gv 17,24). Questa ardente volontà salvifica di Cristo illumina la vita dopo la morte: Gesù vuole che quelli che il Padre gli ha dato siano con Lui e contemplino la sua gloria. Dunque c’è un destino di felicità, di unione piena con Dio, che segue alla fedeltà con la quale siamo rimasti uniti a Gesù Cristo nel nostro cammino terreno. Sarà entrare in quella comunione dei Santi dove regnano la pace e la gioia di prendere parte insieme alla gloria di Cristo. La luminosa verità di fede della vita eterna ci conforta ogni volta che rendiamo l'estremo saluto ad un fratello defunto. Il Cardinale Urbano Navarrete, figlio spirituale di sant’Ignazio di Loyola, è uno dei discepoli fedeli che il Padre ha dato a Cristo “perché siano con lui”, è stato “con Gesù” nel corso della sua lunga esistenza, ha conosciuto il suo nome (cfr v. 26), Lo ha amato vivendo in intima unione con Lui, specialmente nelle prolungate soste di preghiera, dove attingeva alla sorgente della salvezza la forza per essere fedele alla volontà di Dio, in ogni circostanza, anche la più avversa. Questo aveva imparato fin da bambino in famiglia, grazie al luminoso esempio dei genitori, specialmente del padre, i quali hanno saputo creare in famiglia un clima di profonda fede cristiana, favorendo nei sei figli, di cui tre Gesuiti e due Religiose, il coraggio di testimoniare la propria fede, nulla anteponendo all’amore di Cristo e facendo tutto per la maggior gloria di Dio. Cari amici, è questo sguardo di fede che ha sostenuto la lunga vita del nostro venerato Fratello, ed è questa fede che egli ha predicato. Vogliamo rivolgerci a Dio ricco di misericordia, perché ora la fede del Cardinale Urbano Navarrete diventi visione, incontro faccia a faccia con Lui, nel cui amore egli ha saputo riconoscere e cercare il compimento di ogni legge. All’intercessione della Madre di Gesù e Madre nostra, affidiamo la sua anima. Siamo certi che Lei, Speculum iustitiae, vorrà accoglierlo per introdurlo nel Cielo di Dio, dove potrà godere in eterno la pienezza della pace. Amen. Ultimo aggiornamento (Giovedì 09 Dicembre 2010 17:54) |
Visita pastorale del Papa alla parrocchia romana di San Ponziano
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II2 maggio 19821. “Celebrate il Signore, perché è buono; / perché eterna è la sua misericordia” (Sal 118 [117],1). Queste parole del Salmo sono risuonate per la prima volta durante la notte della veglia pasquale, per accompagnare la liturgia dell’intero periodo pasquale. Oggi le stesse parole risuonano – nella quarta domenica di questo periodo – confermando la profonda verità dell’umana esistenza, che si è svelata con la Risurrezione di Gesù di Nazaret. “È meglio rifugiarsi nel Signore / che confidare nell’uomo” (Sal 118 [117],8). Infatti, colui che con l’ultimo anelito del suo umano respiro, morendo sulla Croce, esclamò: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito” (cf. Lc 23,46) – si presenta di nuovo Vivo in mezzo ai suoi discepoli nel Cenacolo di Gerusalemme – e sembra continuare le ultime parole pronunciate sulla Croce col seguente versetto del Salmo: “Ti rendo grazie, perché mi hai esaudito, / perché sei stato la mia salvezza” (Sal 118 [117],21)... “Sei tu il mio Dio e ti rendo grazie, / sei il mio Dio e ti esalto” (Sal 118 [117],28). Così sembra dire l’Uomo Risorto: Gesù di Nazaret. Noi invece andiamo incontro a lui esclamando (come nella Domenica delle Palme, sia pure in modo tanto diverso): “Benedetto colui che viene nel nome del Signore” (cf. Gv 12,13). 2. Con tale parola, dunque, con questa parola di esaltazione per il Signore Risorto, io vengo oggi nella vostra parrocchia – e come vostro Vescovo, tutti vi invito a questa gioia pasquale, che tutta la Chiesa sperimenta a motivo della Risurrezione del Signore. “Celebriamo il Signore perché è buono; / perché eterna è la sua misericordia...”. Proprio perché Dio è buono, “ci ha dato amore”. “Quale grande amore ci ha dato il Padre – esclama nella sua prima lettera san Giovanni apostolo ed evangelista – per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente” (1Gv 3,1). Sì. Ci ha fatto figli di Dio nel suo Figlio Unigenito. Ci ha fatto “figli nel Figlio...”. “Eterna è la sua misericordia”: Il bene si diffonde per sua natura (“bonum est diffusivum sui”). Dio si è rivelato come Bene onnipotente, creando il mondo, e cioè donando l’esistenza a una molteplicità di esseri. Dio si è rivelato come Bene riguardo all’uomo, creandolo a sua immagine e somiglianza. Così l’uomo, già in questa vita, è tanto dotato. Lo è ogni uomo. Persino quello umanamente più povero e meno sviluppato. Questa misura del bene, propria dell’uomo – la misura che proviene dal Creatore – appartiene già a questo mondo. E già in questo mondo, nella vita temporale, Dio ci fa suoi figli: figli nel Figlio, ma... non è stato ancora rivelato ciò che saremo: viviamo in attesa del “mondo che verrà”. Allora, quando vedremo Dio così come egli è, solo allora saremo “simili a lui” (1Gv 3,2) in tutta la pienezza eternamente programmata. “... perché eterna è la sua misericordia”! 3. Cristo ci dice oggi: Così Cristo disse una volta in una parabola – e la Chiesa spesso rilegge questa parabola – e particolarmente nella quarta domenica di Pasqua. Oggi! Mediante questa parabola Gesù di Nazaret voleva maggiormente ribadire che Dio – il Padre – è buono. Voleva dimostrare con una metafora ciò che in realtà ha compiuto con la sua passione e risurrezione. Ecco, ha dato la vita per le pecore: per coloro, che con lui e per lui sono diventati “figli nel Figlio”. Dando la vita, ha rivelato fino in fondo quanto Dio è buono, fin dove arriva la bontà di Dio. Egli non solo ci dona l’esistenza e la somiglianza a sé nell’opera della creazione; non solo ci dona la grazia di adottarci come figli in Gesù Cristo. Ma, oltre a tutto questo, redime, mediante la morte dell’Unigenito Figlio, ogni peccato, perché gli uomini “abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (cf. Gv 10,10). La parabola del Buon Pastore parla di “quest’amore”, che non indietreggia davanti alla morte per salvare l’uomo dal male ed assicurarlo nel bene. Questa è una parabola particolarmente eloquente su Cristo Redentore. Nella storia dell’uomo c’è continuamente quel “lupo che rapisce le pecore” (cf. Gv 10,12); ma c’è anche Cristo, Buon Pastore, che veglia ininterrottamente. Il Padre, che è l’inizio di ogni bene, lo conosce come “lui conosce il Padre” (cf. Gv 10,15). E con questa conoscenza piena di donazione Cristo abbraccia ogni uomo: “Conosco le mie pecore ed esse conoscono me” (cf. Gv 10,14). Il Buon Pastore conosce ognuno di noi con la conoscenza dell’amore salvifico, e ci conduce al Padre. Conduce perfino quelle “pecore che non sono di quest’ovile”. (Gv 10,16). Il suo amore e la sua sollecitudine salvifica si estendono su tutti gli uomini. Anche coloro che sono fuori della Chiesa, sono compresi nell’opera della salvezza. L’amore è la più completa rivelazione del Bene. Questo amore si manifesta in Cristo nel “dare la Vita” e contemporaneamente nel “restituire la Vita”. 4. La potenza dell’amore manifestato nella morte e nella risurrezione di Cristo è divenuta l’esclusiva ispirazione e l’unica forza, nel cui nome parlavano gli apostoli: “nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti” (At 4,10). Nel nome di Cristo facevano anche dei segni, restituendo la salute alle persone malate e condannate alla sofferenza. E con quella certezza, che viene dalla luce e dalla potenza dello stesso Spirito Santo, gli apostoli annunziavano la salvezza in Gesù Cristo, soltanto in lui: L’odierna liturgia pasquale è colma della verità circa la salvezza. “Salvare” significa proprio donare amore: quell’amore che ci ha donato il Padre rendendoci suoi figli nel Figlio Unigenito; quell’amore che il Figlio come Buon Pastore ha rivelato, dando la propria vita per le pecore sulla Croce, e ricuperando per tutti questa Vita nella risurrezione; quell’amore, che con la potenza del Crocifisso e del Risorto vince il male nelle anime e nella storia dell’uomo. E per questo il Buon Pastore è al tempo stesso testata d’angolo: “Lui è la pietra scartata dai costruttori, che è diventata testata d’angolo” (cf. At 4,11). Non hanno scartato questa pietra coloro che non hanno accettato la testimonianza della Buona Novella ed hanno emesso la sentenza della morte in Croce per Cristo? Non la scartano sempre nuovamente gli uomini che vogliono sistemare il mondo e, in esso, la vita umana fuori di lui e contro di lui? E tuttavia questa pietra scartata – tante volte scartata! – Gesù Cristo, è testata d’angolo. La costruzione dell’umana salvezza può poggiare soltanto su di lui. La costruzione dell’ordine dentro l’uomo e tra gli uomini può trovare una base sicura soltanto in lui. L’uomo può crescere spiritualmente rinnovato, e crescere a misura dei suoi destini eterni soltanto da lui. E solo per mezzo di lui il mondo umano può diventare sempre più umano. 5. Cari fratelli e sorelle! Vengo oggi nella vostra parrocchia per celebrare il Cristo Risorto. Quel Cristo che è il Buon Pastore ed insieme la pietra angolare della nostra salvezza. Nella salvezza dell’uomo, compiuta da Cristo e che incessantemente continua a compiersi, si rivela che Dio è buono. Nel nome di questa verità desidero oggi annunziare qui la gioia pasquale. Invito tutti a partecipare a questa gioia. E in essa porgo il mio saluto cordiale al Cardinale Vicario, al Vescovo del Settore Monsignor Alessandro Plotti e al Parroco, Don Aurelio Screpanti, che, fin dall’erezione canonica della parrocchia, ha sempre qui lavorato con amore e con totale dedizione. Saluto poi il Vicecurato, tutti i religiosi e le religiose che si prestano con premura al servizio della Chiesa e dei fedeli; in particolare, rivolgo la mia cordiale parola ai vari gruppi organizzati, al Consiglio Pastorale, ai Catechisti, ai membri della “Caritas” e del Coro Polifonico, ai soci dell’Azione Cattolica e a coloro che si prestano per la “Pastorale Universitaria”, attività attualmente molto valida ed importante. Ma, naturalmente, voglio salutare tutti voi, cari fedeli, piccoli e adulti; voglio esprimervi il mio affetto e la mia gioia nel trovarmi qui con voi, come Padre ed Amico e, per mezzo vostro, desidero anche salutare tutte le numerose famiglie di questa cara parrocchia, ancora così giovane (appena vent’anni nel 1983!), ma così attiva e promettente! Portate il mio ricordo e soprattutto l’assicurazione della mia preghiera a tutti i vostri cari, specialmente ai malati, ai sofferenti, a coloro che sono preoccupati dai tanti problemi della vita! Vi esprimo anche il mio vivo compiacimento per tutta l’opera organica di apostolato svolta dalla vostra Comunità, seguendo le direttive del Parroco e dei suoi collaboratori. Certamente una parrocchia unita e ben organizzata, con membri responsabilizzati e docili, si dimostra tale nella realizzazione dei suoi programmi. Penso che sia particolarmente da apprezzare e da incrementare il ciclo metodico della Catechesi, che comprende tutte le categorie nel loro naturale sviluppo, dai bambini delle classi elementari, agli adolescenti ed ai giovani, con le mete della Confessione, della prima Comunione, della Cresima, fino ai genitori che devono essere maestri di dottrina e modelli di vita cristiana. Continuate ad essere attivi e diligenti nelle varie iniziative parrocchiali, specialmente nell’impegno della formazione delle coscienze mediante le varie forme di catechesi, e mediante i Riti e gli Esercizi Spirituali. La vita cristiana è permeata dalla gioia pasquale, ma è seria e severa, ed esige pertanto una profonda formazione intellettuale e morale. Continuate in quest’opera silenziosa e nascosta di formazione interiore, facendo perno sulla Celebrazione Eucaristica della Domenica, il Giorno del Signore, e anche quotidiana, per coloro a cui è possibile. Fate in modo che la vostra parrocchia sia veramente una comunità che crede e che prega, cercando di vivere il simbolo meraviglioso della vostra Chiesa, che nella sua artistica e così significativa costruzione dà l’idea di due mani unite in preghiera. Auguro di cuore che da questa vostra parrocchia, da queste care famiglie, possano sgorgare tante e sante Vocazioni sacerdotali e religiose per il bene della Città di Roma e della Chiesa intera. 6. La gioia pasquale è la gioia che scaturisce dalla certezza della salvezza dell’uomo compiuta da Gesù Cristo sulla Croce e nella Risurrezione. È lui stesso, liberato dai legami della morte, che in un certo senso si pone in mezzo a noi e dice al Padre: Noi invece, riprendendo in spirito queste parole, diciamo al Risorto: “Sei stato la mia salvezza” (Sal 118 [119],21). Certamente non mancano fatiche e sofferenze nella nostra vita umana. Non poche sono le nubi, che ottenebrano l’orizzonte del Bene. Non poche le esperienze, nella quali il male sembra schiacciarci. Ma non perdiamo mai la certezza che Dio è buono e che il bene è sempre più grande! Il bene della salvezza offerta all’uomo in Cristo Crocifisso e Risorto è sempre più grande di qualunque male di questa vita. Questa consapevolezza, questa certezza è la sorgente della gioia pasquale dell’uomo e della Chiesa: “Quale grande amore ci ha dato il Padre!” (1Gv 3,1). Dai discorsi fatti a braccio incontrando i vari gruppi parrocchialiAi bambini:Al centro della Celebrazione Eucaristica si incontra la parola “grazie”. Alla Caritas parrocchiale:Voi qui rappresentate due forze della parrocchia e di tutta la Chiesa: una è la carità e l’altra è la preghiera. L’uomo con la carità e con la preghiera diventa ricco. Infatti con queste due energie spirituali l’uomo, benché sia povero materialmente, diventa ricco. Al Consiglio Pastorale:“Costruire” è la parola che ha più usato il vostro rappresentante. Ai giovani:Voi che siete impegnati nella scuola, nell’università, nel lavoro, incontrate un mondo in cui la fede si è indebolita, in cui entra il male. |

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