Botta e risposta su una lettera che è giunta in redazione
Cara redazione,mi è capitato fra le mani Pietre Vive e sono rimasto un po' sbalordito nel leggere alcune affermazioni contenute sul trafiletto Torre di Babele e Media. Non entro nel merito anche perché potreste considerare le mie osservazioni di natura politica. Non è così. Lasciamo stare la Gardini e i legami di Forza Italia con le organizzazioni malavitose in Puglia e con i voti di scambio in Sicilia (pratiche che hanno ben poco di cristiano), l'alleanza con la Lega (partito assolutamente poco cristiano) e le dichiarazioni di Buttiglione sui gay. Non mi interessano. Vi pongo solo un quesito:
è più importante la difesa ad oltranza dell'identità cattolica o le scelte di campo fatte in nome dell'amore per il prossimo della dedizione e della tolleranza anche verso altri fedi religiose? Non pensate di correre il rischio di fare altre crociate come se nel mondo di integralismi non ce ne fossero già abbastanza? Vivere i principi fondamentali del cristianesimo, ricordarli a tutti, diffonderli in giro, è di certo più importante di una difesa sterile del cattolicesimo che peraltro, vi assicuro, in Italia non ha mai corso pericoli, se non quello di assuefarsi alla morale comune.
Conosco don Luigino dai tempi del GGSP di Don Remo. Sono contento che sia diventato parroco. Gli porgo i miei più cari saluti e auguri
Caro Giancarlo,
grazie anzi tutto per averci scritto. Condividiamo il punto centrale della tua lettera: il primato della carità, dell'amore per il prossimo come conseguenza ineludibile dell'amore di Dio è fuori discussione. La "Torre di Babele" non si pone a piani cosi alti ma vuol essere solo un minuscolo osservatorio dei media che, qualche volta o fanno "passare" stili di vita incompatibili con la nostra fede oppure travisano il Magistero od oscurano la realtà ecclesiale. È lecito non arrendersi e replicare o è inopportuno che un bollettino parrocchiale faccia controinformazione?
In un altro passaggio importante tu richiami la tolleranza verso le altre fedi religiose. Siamo d'accordo: la tolleranza, intesa come rispetto e delicatezza verso chi appartiene a religioni e culture diverse deve ispirare il nostro dialogo, la nostra prontezza a "spiegare le ragioni della nostra fede", ma non può degenerare nel sincretismo per il quale una religione vale l'altra, la Chiesa di Roma è come le altre e l'importante è andare d'accordo con tutti e su tutto. Crediamo quindi che l'annuncio responsabile ed efficace del Vangelo presupponga una fede vissuta non a parole ma nei fatti (come tu giustamente rilevi) ma esiga anche un'adeguata consapevolezza della nostra identità che è diversa da quella raccontataci dai mezzi di comunicazione.















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