La malattia e la morte di Giovanni Paolo II, l'elezione di Benedetto XVI e i primi passi del suo pontificato sono avvenimenti che abbiamo vissuto tutti intensamente e che sono destinati ad entrare nella storia. Non sono stati solo i più vicini alla Chiesa e nemmeno soltanto i credenti a partecipare con grande emozione a questi momenti. La preghiera in Piazza S. Pietro, la fila interminabile per venerare la salma di Giovanni Paolo II, i suoi funerali alla presenza dei rappresentanti di tutto il mondo, e quel coro scandito da migliaia di voci per minuti interminabili: santo subito! E poi il Conclave, l'attesa della fumata bianca, l'annuncio del nome del nuovo Papa, il suo primo apparire e le sue prime parole! Al di là delle previsioni, tutti siamo rimasti sorpresi. È veramente Dio che conduce la sua Chiesa con la forza dello Spirito Santo. Questa è la riflessione che nasce dall'osservazione di fatti così eccezionali. Anche una lettura a posteriori degli eventi degli ultimi cinquant'anni porta ad una constatazione difficilmente contestabile: abbiamo sempre avuto il Papa giusto al momento giusto. E anche per la durata giusta. Un Papa anziano per indire un Concilio e un Papa giovane per portarlo a termine. Un Papa umile e discreto per rivoluzionare uno stile in soli trentatre giorni e un Papa di statura gigantesca per cambiare il mondo in ventisei anni di pontificato. Più che fare previsioni dovremmo imparare a contemplare le meraviglie che Dio opera ancora oggi nella storia degli uomini. Dovremmo essere cauti prima di parlare. Dovremmo imparare a leggere i segni che Dio ci manda. Certamente ce ne sono anche nel dono del nuovo Papa che lui ci ha dato: il definirsi "un umile operaio della vigna del Signore", la scelta del nome Benedetto, l'annuncio dell'inizio della causa di beatificazione del predecessore, dato proprio in quel 13 maggio che voleva dire tanto per Giovanni Paolo II, sono tutti fatti che "parlano". Tutti questi avvenimenti e il modo come li abbiamo vissuti ci spingono ad un rinnovato atto di fede nella Chiesa e nel Papa, che Gesù Cristo ha voluto come continuatore del ministero di Pietro. Che si chiami Giovanni Paolo o Benedetto abbiamo fiducia in lui e gli chiediamo di confermare la nostra fede. Gli promettiamo ascolto ed obbedienza, come nostro vescovo e come guida della Chiesa universale. Gli assicuriamo il nostro affetto e la nostra preghiera.don Luigino















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