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Un'indagine storica sulla figura, l'apostolato ed il martirio di San Ponziano
Postato il Venerdì, 21 gennaio @ 11:39:21 CET di giannidb

Pietre Vive
Ponziano, pontefice martire e santo
Nella Roma imperiale di III sec. d.C., Ponziano, santo cui è dedicato il "titulus" della nostra parrocchia, appare come una figura dai contorni talvolta sfumati nella leggenda: tuttavia, dal minuzioso esame delle fonti storiche a noi pervenute, (malgrado qualche discordanza tra le varie notizie) si riscontra che si trattò di un personaggio reale e di forte rilievo nella storia delle prime comunità cristiane di Roma, tanto che può rivelarsi di grande interesse metterne meglio a fuoco la figura, l'apostolato, il martirio. Sappiamo che il padre si chiamava Calpurnio, ma di Ponziano non sono noti con sicurezza ne data ne luogo di nascita, anche se si pensa che fosse nato a Roma verso la fine

del II sec.; va in ogni caso chiarito che si chiamava effettivamente Ponziano, poiché all'epoca non era ancora invalso mutare il proprio nome all'atto dell'insediamento sul soglio pontificio: quest'uso, infatti, si affermerà oltre settecento anni dopo, a partire dal X secolo. Ponziano fu papa dal 21 luglio 230 (o 231) al 28 settembre 235, dapprima sotto l'imperatore Severo Alessandro, poi sotto il successore Massimino il Trace. In quegli anni, a Roma, a capo di un'altra - più piccola - comunità  cristiana, operava il dotto Ippolito (altra importante figura su cui aleggiano molti dubbi storici) che, in qualità  di antipapa, fin dal 217 si era posto in acuto contrasto con Callisto I, all'epoca ufficialmente riconosciuto papa. Animato dai più profondi sentimenti religiosi - tanto da non aver ricevuto successiva condanna da parte della Chiesa che, anzi, lo ha riconosciuto martire e santo - Ippolito aveva iniziato la propria critica nei confronti della gerarchia "ufficiale", perché in aperto dissenso circa i sussidi da erogare e le azioni economiche da intraprendere in aiuto dei fedeli meno abbienti, oltre ad assumere personali atteggiamenti di severità verso i neofiti e mantenne tali sue posizioni anche coi successori di Callisto, Urbano I e lo stesso Ponziano. Gli anni intorno al 222-234 segnarono un periodo di relativa tranquillità per la Chiesa romana, pervasa solo dalle tensioni interne causate dal dissenso di Ippolito, ma verso la fine del pontificato di Ponziano, le condizioni di vita della comunità vennero a cambiare drammaticamente, in occasione del cruento passaggio di potere da Severo a Massimino. Il primo di questi imperatori era stato tollerante e ben disposto verso i Cristiani ma, a partire dal 18 marzo 235, con l'uccisione di Severo e l'avvento di Massimino, mutò al peggio l'atteggiamento dell'impero verso i fedeli cristiani ed iniziarono sospetti e maltrattamenti; il nuovo imperatore che, per problemi di difesa militare, era rimasto a vigilare le frontiere e non si era neanche recato a Roma per ricevere l'investitura dal Senato, non riuscendo a distinguere - da lontano - quale fosse la struttura del movimento religioso cristiano e chi, realmente, ne fosse a capo, condannò sia Ponziano che Ippolito ad metalla Sardiniae, vale a dire ai lavori forzati in miniera: era una pena severa che non consentiva, in genere, un ritorno in patria, poiché nessun condannato riusciva a sopravvivere in quelle condizioni di durissima prigionia, sottoposto a continui stenti, fatiche e maltrattamenti. Per questo motivo Ponziano preferì abdicare dal suo alto incarico e, così, risultò il primo papa a compiere tale gesto, il 28 settembre 235, circa un anno prima della propria morte: nella storia della Chiesa, tra le date significative, questa è la più antica che sia stata accertata univocamente ed è con le parole "In eadem insula discinctus est" che il Liber Pontificalis, ricorda il gesto coraggioso e responsabile di Ponziano, che non volle lasciare la comunità di fedeli senza una alta guida che fosse, ad un tempo, vicina e diretta. Durante quel duro periodo di prigionia, i due prelati, condannati alla stessa pena, ebbero finalmente modo di riconciliarsi: Ippolito rientrò così in seno alla Chiesa, riconoscendo l'alta autorità del Pontefice romano e fece giungere ai propri seguaci la raccomandazione di riportare unità e concordia nella comunità di Roma. Come successore al soglio di Pietro fu scelto il greco di origine orientale Antero che, tuttavia, morì dopo circa quaranta giorni, mentre Ponziano ed Ippolito erano ancora in vita, in Sardegna; la loro prigionia, peraltro, non durò a lungo, poiché ambedue cessarono di vivere alcuni mesi dopo: Ponziano morì proprio a causa delle dure condizioni di esistenza e per i maltrattamenti subiti, il 29 o 30 ottobre 236, in un luogo non noto con sicurezza, forse nella località Terranova dell'isola rocciosa di Tavolara, presso le coste nordorientali della Sardegna ed il Liber Pontificalis, così ne narra la morte: "Adflictus, maceratus fustibus defunctus est"; intanto, sul soglio pontificio, ad Antero era succeduto Fabiano che, anni dopo, richiese ed ottenne l'autorizzazione imperiale a riportare a Roma lui stesso, le salme, sia di Ponziano che di Ippolito: vennero seppellite lo stesso giorno, un 13 agosto, la prima nella cripta dei Papi, nel cimitero catacombale di S. Callisto, l'altra sulla via Tiburtina; ciò, verosimilmente, dovette avvenire sotto l'imperatore romano Filippo l'Arabo (244-249), durante il cui regno si ebbe un nuovo periodo di relativa pace e tolleranza per la Chiesa e non, come sostenuto da alcuni, nel 237, mentre era ancora regnante Massimino che, molto difficilmente, avrebbe consentito ad una simile traslazione, peraltro ardua da attuare per vie non ufficiali. Sotto Pasquale I, presumibilmente già nel suo primo anno di pontificato (817), a causa delle decadenti condizioni in cui erano venute a trovarsi alcune catacombe romane, nella basilica di S. Prassede vennero traslati i resti mortali di più di duemila venerati martiri, pontefici, presbiteri: ancora oggi esiste in detta basilica, sul primo pilastro della navata destra, un'epigrafe, lunga ben cinquantasei righe, in cui, tra la ventiseiesima e la ventisettesima, sono menzionati i nomi di Ippolito e di Ponziano, accomunati anche in occasione di quella pia operazione. Il 15 gennaio 1909, nelle catacombe di S. Callisto, venne ritrovata una pietra tombale ridotta in frammenti con, in caratteri greci, il nome e la funzione di Ponziano: PONTIANOC EPICK MP, vale a dire PONTIANOS EPISK[OPOS] M[A]R[TYS]. Fino al 1970 Ponziano, primo Papa del quale si possa provare il martirio, veniva festeggiato il 19 novembre, poi si prese a festeggiarlo insieme con Ippolito il 13 agosto, giorno della loro tumulazione nei due cimiteri romani, come indizio significativo della riconciliazione avvenuta tra i due mentre, a motivo della loro Fede, erano prigionieri e perseguitati in Sardegna.


 
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